Il 50% degli utenti di Facebook sono falsi. E io pago.

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Sembra che non ci sia fine al declino di Facebook. Dalla privacy violata al fake che dilaga nei profili che danno vita al social network più famoso del mondo. Questa è la tesi di Aaron Greenspan, ex-amico di Mark Zuckerberg, il quale dichiara

Ciò che conta – accusa l’ex studente di Harvard – è che Facebook non ha e non avrà mai un modo accurato per misurare il problema degli account falsi”

Quanti sono gli account falsi su Facebook?

Secondo l’ultimo “Transparency Report”, il documento di trasparenza che ogni tre mesi Facebook presenta agli azionisti, il social network avrebbe combattuto contro 694 milioni di account falsi. Cioè, scrive Greenspan, sul 32,6% degli utenti mensili attivi. Numeri davvero spaventosi, in qualunque veste (utente/publisher) si vogliano vedere o analizzare.

Io stesso, oltre al mio personale, ne posseggo un altro relativo ad una mia vecchia attività (quando le pagine non tiravano ancora). Quella pagina interagisce, mette Like che la gente paga senza alcun tipo di ritorno. 

E se cominciassimo a contare anche i BOT che creano profili, mettono like e condividono (100 volte più velocemente del sottoscritto)?

 

 Fare la pubblicità su Facebook conviene ancora?

A mio avviso questo è il grande interrogativo al quale si deve sottoporre ogni consulente, imprenditore o attore del settore.

Il modello di business di Facebook regge interamente sulla vendita della pubblicità. Le inserzioni sono create in maniera sartoriale sui nostri gusti. Infatti pochi sanno che viviamo all’interno della famosa “campana di vetro” da cui, in età evolutiva, si diceva che dovessimo uscire. La pubblicità a cui siamo sottoposti alimenta in maniera sconsiderata il nostro monopolio cognitivo e i relativi bias che la nostra mente utilizza in nome della pigrizia e del pregiudizio.

Veniamo ora alla mera economia reale/digitale.

Sia che siate Veronica Gentili o semplicemente uno che di lavoro fa consulenza marketing (non solo su Facebook), vi sarete resi conto che, al netto di qualunque strategia, spesso arrivano like (su inserzioni a pagamento) da persone con nomi assegnati da genitori ubriachi e forse appartenenti ad altri pianeti.

L’altra verità è che effettivamente, a qualunque livello di expertise, il modello Facebook porta sempre un minor ritorno sull’investimento. E’ scesa la qualità degli  utenti che popolano il social network. Le mode hanno spinto verso altri lidi come Instagram, ma molte persone hanno cominciato a perdere fiducia nel mezzo Facebook proprio per questa quantità spaventosa di “sub-umani” che repostano tipo ANSA contenuti neanche degni di esser definiti Fake News.

Quale sarà il futuro di Facebook( e quindi della pubblicità)?

Domanda al quale è davvero proibitivo rispondere. Perlomeno in maniera gratuita.

E’ evidente il declino quantitativo e qualitativo che sta investendo l’azienda di Mark Zuckerberg. I motivi più evidenti, ho provati a spiegarli in questo articolo.

Chi paga questo calo?

Le imprese stanno pagando di più, in tutti i sensi, la discesa qualitativa del social. Se da un lato  la maggior difficoltà nell’ottenere risultati strizza sempre di più l’occhio alla ricerca di professionisti del settore, dall’altro è diventato sempre più difficile per gli stessi professionisti tradurre al cliente dati in continua discesa.

Facebook, come una volta era richiesto ai sovrani nell’epoca mediavele, dovrebbe esser garante della securitas. Della piattaforma, degli utenti e degli inserzionisti.

 

Mattia Esposito

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