E voi dove siete? Miami, Ibiza o Tokyo?

Se individuare i ponti e i relativi giorni di vacanza fosse una disciplina olimpica l’Italia vincerebbe ogni quattro anni la medaglia d’oro. E farebbe la più grande scuola per insegnare le preziose tattiche, le triangolazioni con il datore di lavoro.

“Dottò ma lei non è partito? Non ce stanno manco i danesi che prende la mattina. Stanno in ferie per il ponte.” disse il mio barista di fiducia.

“Salve Sig. Esposito, aveva ragione. L’altro giorno il bancomat non ha le ha dato il giusto importo (che comunque ha sottratto dal conto). Dopo il ponte può venire a prendere i suoi 50 euro”. disse lo sportellista del Monte de’ Paschi di Siena del Fleming.

“Mattì, Gregorio sta in vacanza in Polonia fino a lunedì. Niente per svuotare lo studio” disse il mio socio per lo spazio di formazione che stiamo costruendo su Roma.

Perché non sono partito anche io per il Ponte?

Questa è la vera domanda. Non sono partito perché in questo momento non potrei pensare di lasciare fisicamente la mia società, i collaboratori e i progetti che stiamo seguendo. Stiamo creando su Roma uno spazio fisico imprenditoriale. Lo stiamo fisicamente ri-strutturando. Stiamo creando insieme al mio gemello del business, Vincenzo, il primo tour italiano dedicato al supporto reale per le PMI Italiane. Si parte con  5 date. 5 città già ci hanno scelto. Oggi devo finire il primo capitolo del mio libro, l’alert del cellulare mi dice che entro le 14.00 deve essere completo.

Sono passati i primi 4 mesi dell’anno ed è tempo di bilanci. Con me stesso, prima ancora che con la società. Sono stati 4 mesi importanti per la mia vita. Illuminanti nel senso che hanno segnato in maniera netta quella che è la mia direzione. La mia Itaca. E soprattutto chi sono le persone che vogliono accompagnarmi in questo viaggio chiamato Impresa. Impresa con I maiuscola, perché serve un’impresa, nel senso mitologico del termine, per poter realizzare quello che stiamo e sto progettando. Potrei non trovarla mai Itaca, ma se così fosse sarebbe comunque una bella storia da raccontare. Insieme, da raccontare insieme a chi crede in me. In noi.

In molti hanno cercato di osteggiare il mio cammino. Non solo con i modi canonici, ma soprattutto con pacche sulle spalle. Ci sono stati dei momenti in cui ogni ragionevole persona avrebbe sentito sgretolare la terra sotto i piedi. La terra che non è altro quello che abbiamo costruito.

Ma in realtà, non vi è stato un solo momento in cui ho visto o ho avvertito la sensazione di cadere. Tutt’altro. Potevo volare. O atterrare sul mio Ponte.

Barattereste il Ponte per un ponte?

Si il mio Ponte. Il mezzo per raggiungere quello che mi separa da dove voglio arrivare. Io me lo sto costruendo anche oggi, in questa mattinata di spaghetti al mare per i più “sfigati”. In questa mattinata di foto dall’altra parte del mondo, in aereo, davanti allo sky line, al ristorante. Non mi sento figo perché io sono qui a lavorare. Semplicemente non baratterei, oggi, il mio ponte con “un ponte”. Il mio Ponte non è costruito solo di lavoro, piani marketing, trasferte, riunioni e conferenze.  Lo sto cementando con la quotidianità. Con l’ordinarietà. Con il pensiero che il mio oggi è figlio dello ieri che merita un grande rispetto al pari del domani. Il cemento è una perfetto mix tra ricordi, sensazioni e aspettative. E sono tutte importanti e reggenti, quando poi su quel ponte ci dovrò correre. Ho capito che preparare la busta gialla del supermercato, di quelle che non si rompe, nel cofano della macchina è indice di normalità. Fare la spesa, per me che negli ultimi anni sono stato un “azionista occulto” di Deliveroo e Glovo, è un traguardo.

E’ bello scoprire che lo straordinario è condurre straordinariamente la tua ordinarietà. Senza per forza essere un supereroe, ma limitandomi ad essere un operaio che giorno dopo giorno costruisce il suo Ponte. Senza mantello e logo sul petto ma con la busta gialla in macchina.

 

Mattia Esposito